Un’impresa sana è un’impresa che sa fare i conti. E un indicatore fondamentale per individuare la salute di un’azienda è la presenza di un flusso di cassa positivo. Un cash-flow positivo, infatti, è tipico delle aziende che hanno abbastanza liquidità per poter affrontare tutte le spese, previste e impreviste, nella gestione del proprio business.

A questo proposito, le imprese possono ricorrere a diverse strategie perché questo “flusso” si mantenga positivo e, anzi, possa aumentare. In particolare, si possono citare tre possibilità “tecniche”: aumentare le vendite; ridurre i Days Sales Outstanding (DSO), ossia i tempi di incasso dei crediti; e diminuire le spese.

Come anticipato, il tasso di aumento delle vendite è il driver più immediato per l’incremento del cash-flow. La misurazione del tasso corrisponde alla variazione percentuale (positiva o negativa) del volume di vendite di un’impresa rispetto al periodo precedente. Il “volume di vendite” cambia non soltanto in base al “numero di vendite” effettuato nel periodo in questione, ma anche in base al prezzo di vendita. Anche un minimo incremento nel prezzo di un prodotto (ad esempio una tazza per la colazione venduta a 0,99 centesimi nel 2019 e a 1 euro nel 2020) può determinare un cambiamento nel volume delle vendite. La variazione nel prezzo di un prodotto o servizio (in positivo o in negativo), però, è uno strumento «da maneggiare con cura»: una cattiva decisione sui prezzi è spesso difficile da invertire, per questo motivo occorre calcolare con attenzione l’adeguatezza del prezzo di un prodotto e la percezione del suo valore da parte del mercato. Qui entrano in gioco altri fattori, quali la concorrenza, o una possibile riprogettazione del prodotto o servizio.

In ogni caso il volume di vendite è un indicatore fondamentale per determinare la salute dell’impresa ed è al centro dell’interesse di eventuali finanziatori, manager e analisti che effettuano la valutazione di una società.

Qualsiasi cambiamento, anche poco significativo, nell’andamento delle vendite può avere un impatto enorme sul conto economico, sullo stato patrimoniale e sul rendiconto finanziario dell’impresa.

Un’altra strategia fondamentale per incrementare il cash-flow è quella collegata alla riduzione del DSO: l’indicatore finanziario che dà traccia del numero dei giorni impiegati mediamente dall’impresa per incassare i propri crediti, derivanti da una vendita o dal pagamento di una fattura (AR).

L’obiettivo delle aziende è quello di mantenere tale indicatore ai livelli più bassi possibile. Un DSO alto è indicativo di una società che fatica a ottenere liquidità e, di conseguenza, ha una debole capacità di auto-finanziarsi senza dover ricorrere al debito.

L’incasso dei crediti è uno dei driver principali del cash-flow. E una corretta gestione del DSO è fondamentale da un lato, per garantire flussi di cassa costanti, dall’altro per valutare l’eventualità di insoluti. In questo modo si evitano sorprese nel momento in cui si è costretti a intaccare la liquidità dell’azienda per far fronte a spese impreviste. Un alto DSO può creare dunque problemi di liquidità.

Esistono diversi modi per ridurre tale indicatore e migliorare, di conseguenza, i flussi di cassa:

  • Inviare una fatturazione corretta e in tempi brevi è il primo elemento, ed è in capo all’impresa stessa.
  • Mettere in atto una valutazione dei crediti, ossia procedere all’analisi del rischio di credito dei propri clienti o partner commerciali prima della concessione di un credito. Questo passaggio consente di verificare preventivamente la possibilità di incassare un credito in tempi equi, e identifica l’esistenza di campanelli di allarme su eventuali ritardi o, nei casi peggiori, mancati pagamenti.
  • Definire i termini di pagamento con i clienti. Ad esempio consentendo pagamenti rapidi con carte di credito o pagamenti elettronici, e stabilendo, in determinati casi, depositi o pagamenti anticipati.
  • Concordare un piano di rientro con il creditore che si trovi in difficoltà.
  • Fino ad arrivare al recupero crediti e alla chiusura delle relazioni commerciali con i partner e i clienti insolventi.

Concedendo un credito ai propri clienti un’azienda non fa altro che finanziarli. Di conseguenza deve disporre delle risorse per poter portare avanti questo processo, in caso contrario sta sottraendo quelle stesse risorse ad altre necessità, come il pagamento delle imposte, degli stipendi e dei fornitori. E sta intaccando il suo cash flow.

Le spese aziendali, se non gestite correttamente, possono danneggiare i flussi di cassa quanto un mancato guadagno. Per questo motivo la riduzione dei costi può essere elencata, a ragione, tra le strategie per incrementare il cash-flow dell’azienda.

I costi che deve sostenere una società si dividono in fissi e variabili, nel primo caso, l’entità degli importi non dipende dal volume della produzione e, di conseguenza, non varia al variare di quest’ultima (ad esempio, l’affitto di un capannone). L’indicatore dei costi variabili va quindi a determinare i costi legati appunto a un aumento o diminuzione della produzione (l’acquisto del materiale necessario per la costruzione di un prodotto).

È bene calcolare le spese in maniera efficiente in rapporto alla produttività dell’impresa: la presenza di alti costi a cui non corrisponda un profitto adeguato incide negativamente sui flussi di cassa e può essere una causa del cash-flow negativo.

Due persone sedute su un divano parlano di business

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